Questo fine settimana sono stata con Asia al ritiro dell’associazione diabetica.
Tre giorni in montagna insieme ad altre famiglie che, come noi, hanno il diabete dentro la propria quotidianità.
E ogni volta penso che sia difficile spiegare davvero cosa significa vivere con il diabete di tipo 1 quando non lo vivi sulla tua pelle.
Perché il diabete non va in ferie.
Non dorme quando dormi tu.
Non aspetta il momento giusto.
Ci sono le ipoglicemie, le iperglicemie, i sensori da controllare, l’insulina, i carboidrati da contare, i risvegli notturni, le correzioni, le visite, gli esami, i controlli medici durante l’anno e quella parte di cervello che, anche quando vorresti semplicemente dormire, continua a controllare.
“Come sta la glicemia?”
“Quanto è?”
“Sta salendo?”
“Sta scendendo?”
“Devo correggere?”
È una presenza costante.
E io, da mamma single, questa cosa la sento ancora di più.
Perché quando sei tu quella che deve esserci, quella che controlla, quella che decide, quella che si sveglia, quella che si preoccupa e quella che deve mantenere la calma anche quando dentro vorresti urlare… alla fine ti ritrovi a vivere con una parte di te sempre in allerta.
Io faccio tutto quello che posso perché Asia stia bene.
Perché il diabete non le faccia male fisicamente.
Perché non le porti via pezzi di infanzia.
Perché non si senta diversa, limitata o definita dalla sua malattia.
E perché, oltre al corpo, stia bene anche dentro.
Perché c’è una cosa che a volte dimentichiamo: un bambino con il diabete non ha bisogno soltanto di insulina e controlli.
Ha bisogno di giocare.
Di ridere.
Di sentirsi libero.
Di fare casino.
Di essere semplicemente un bambino.
E io voglio fare tutto quello che posso perché Asia possa avere tutto questo.
Questo fine settimana, però, è successo qualcosa di bello anche a me.
Ho incontrato genitori nuovi, ho ritrovato amici, ho visto bambini giocare insieme e ho condiviso momenti con persone che conoscono esattamente quel tipo di stanchezza che non devi nemmeno spiegare.
Abbiamo fatto formazione, attività con i bambini, momenti solo noi genitori, incontri con la psicologa, formazione medica, giochi, passeggiate, colazioni, pranzi e cene tutti insieme.
Abbiamo parlato del diabete, certo.
Ma abbiamo parlato anche di noi.
Delle nostre paure.
Delle nostre fatiche.
Delle notti.
Delle preoccupazioni.
Di quelle cose che magari fuori da qui sembrano piccole, ma per chi vive questa realtà possono pesare tantissimo.
E la cosa più bella è stata proprio questa: per tre giorni non ho dovuto spiegare.
Non ho dovuto raccontare perché mi sveglio di notte.
Non ho dovuto spiegare perché guardo un numero sul telefono con il cuore in gola.
Non ho dovuto giustificare una preoccupazione che magari agli altri sembra esagerata.
Loro capivano.
Perché ci sono dentro anche loro.
E allora ho pensato che forse questi momenti servono anche a questo.
A ricordarci che non siamo sole.
Che possiamo essere stanche.
Possiamo avere paura.
Possiamo ridere delle cose assurde che solo chi vive il diabete può capire.
Possiamo parlare seriamente e cinque minuti dopo ridere come sceme.
Possiamo sostenerci senza dover fare finta di essere forti sempre.
Io non so cosa ci aspetterà negli anni che verranno.
So soltanto che continuerò a fare tutto quello che posso per Asia.
A monitorare.
A imparare.
A preoccuparmi, anche troppo.
A volte a sbagliare.
A volte a piangere.
A volte a dire “non ce la faccio più” e poi, puntualmente, rifarlo il giorno dopo.
Perché sono sua mamma.
E perché prima ancora di essere una mamma che gestisce il diabete, sono una mamma che vuole vedere sua figlia crescere, stare bene, ridere, innamorarsi della vita e sentirsi libera di essere esattamente quella che è.
Questo fine settimana mi ha ricordato una cosa importante.
Il diabete fa parte della nostra vita.
Ma non è tutta la nostra vita.
E sapere di avere accanto persone che capiscono questo senza che io debba spiegare ogni volta… vale tantissimo. ❤️